Diventare giardiniere professionista rappresenta oggi una scelta lavorativa sempre più richiesta, grazie all’aumento della sensibilità ambientale e alla cura degli spazi verdi sia pubblici che privati. Tuttavia, per chi desidera esercitare questa attività come libero professionista, aprire la partita IVA è un passaggio fondamentale che richiede attenzione ai dettagli normativi e fiscali. Esistono infatti errori ricorrenti nella fase di apertura della partita IVA, che possono portare a sanzioni o complicazioni amministrative. Uno dei più diffusi riguarda la scelta del regime fiscale e, soprattutto, l’uso improprio della partita IVA agricola per lo svolgimento di attività di giardinaggio.
Requisiti e percorsi per diventare giardiniere con partita IVA
Per lavorare come giardiniere autonomo è fondamentale rispettare alcuni passaggi regolamentati dalla legge italiana. Prima di tutto, è necessario essere maggiorenni e, se cittadini extracomunitari, essere in possesso di un permesso di soggiorno valido. L’attività di giardinaggio non può essere svolta da chiunque: sono previsti specifici requisiti formativi, tra cui il possesso di un diploma di scuola superiore a indirizzo agrario, una laurea in discipline agrarie o ambientali, o titoli professionali riconosciuti relativi alla manutenzione del verde.
Un altro passaggio fondamentale è l’iscrizione al Registro Ufficiale dei Produttori (RUP), che certifica la competenza professionale e dà la possibilità di essere riconosciuti come operatori abilitati. Alcune regioni richiedono anche un attestato di idoneità professionale o corsi specifici collegati ai temi della cura del verde e della progettazione paesaggistica. L’attività deve poi essere regolarmente iscritta alla Camera di Commercio, scegliendo la tipologia d’impresa più adatta: individuale, artigiana, agricola o sotto forma cooperativa.
Il codice ATECO: il nodo centrale
Uno degli sbagli più comuni nell’apertura della partita IVA da giardiniere riguarda la scelta del corretto codice ATECO. Il codice ATECO è una sequenza numerica identificativa dell’attività svolta e, per il giardiniere, il corretto è 81.30.00 – Cura e manutenzione del paesaggio (compresi parchi, giardini e aiuole) . Spesso chi desidera lavorare in questo settore tende, per semplicità o per il consiglio errato di alcuni consulenti, a utilizzare codici riferiti alle attività agricole. In realtà, sebbene le attività abbiano molti punti di contatto, la manutenzione del verde rientra in una categoria differente rispetto all’agricoltura pura, con obblighi fiscali e previdenziali completamente diversi.
L’errore di classificare l’attività di giardiniere sotto la partita IVA agricola (codici ATECO settore agricolo) nasce dalla convinzione che ciò comporti minori oneri fiscali o un regime più conveniente. Invece, la legge stabilisce che solo le attività strettamente agricole possono usufruire di questi vantaggi. Un controllo incrociato da parte dell’Agenzia delle Entrate, della Camera di Commercio o dell’INPS può far emergere l’errore, portando a richieste di pagamento retroattive, sanzioni e la necessità di modificare la posizione fiscale .
Regime forfettario e rischi degli errori sulla partita IVA
Per molti giardinieri che si affacciano per la prima volta all’attività autonoma, il regime forfettario rappresenta la scelta più vantaggiosa grazie alla tassazione agevolata e alla semplicità nella gestione amministrativa. Tuttavia, questo regime impone alcune regole ben precise, tra cui il rispetto di una soglia massima di ricavi e l’utilizzo corretto del codice ATECO adeguato . Scegliere un codice non pertinente, o dichiarare un’attività come agricola quando si opera prevalentemente nel settore della manutenzione del verde, comporta la decadenza dai benefici del regime agevolato e il rischio di accertamenti fiscali.
È fondamentale affidarsi al supporto di un commercialista che conosca a fondo la disciplina fiscale e amministrativa per i lavori connessi al verde. Solo così è possibile evitare le frequenti sviste burocratiche e inserire fin da subito tutti i dati in modo corretto, riducendo drasticamente il rischio di errori con conseguenti richieste di pagamento di imposte, contributi e sanzioni.
- Mai scegliere la partita IVA agricola se si svolgono principalmente attività di manutenzione del verde urbano o privato.
- Indicazione errata del codice ATECO può compromettere il regime fiscale e produrre contenziosi con l’ente previdenziale.
- Non sottovalutare l’importanza dell’iscrizione a RUP e di titoli o attestati richiesti per la qualifica professionale.
- Sottoscrivere regimi fiscali non idonei può portare all’esclusione dai regimi agevolati e, nel peggiore dei casi, all’applicazione di sanzioni severe.
Adempimenti e procedure: cosa serve davvero
Il percorso per un corretto avvio dell’attività di giardiniere in proprio può essere così sintetizzato:
- Verifica dei requisiti personali e dei titoli di studio o professionali in materia agricola, ambientale o di progettazione paesaggistica .
- Iscrizione al Registro Ufficiale dei Produttori per ottenere l’abilitazione richiesta dalla normativa vigente .
- Scelta della tipologia di impresa (individuale, artigiana, agricola, cooperativa) e iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio competente.
- Compilazione e invio online della ComUnica, la pratica amministrativa che consente la registrazione automatica presso Camera di Commercio, INPS e INAIL .
- Scelta consapevole del codice ATECO 81.30.00, evitando di indicare codici di attività agricola se il core business è la manutenzione e la cura di giardini privati o pubblici.
- Eventuale iscrizione alla gestione separata INPS o ad altra forma previdenziale prevista, in base alla natura dell’attività e ai contratti stipulati.
Seguire questi passaggi con attenzione riduce al minimo il rischio di errori che spesso vengono commessi nella convinzione di poter risparmiare tempo o denaro. La tendenza a “improvvisare” un’attività agricola per poter lavorare come giardiniere è frequente, ma ormai facilmente individuabile dagli organismi di controllo, che hanno potenziato le verifiche sul campo per tutelare non solo le casse dello Stato, ma anche i diritti dei professionisti e dei clienti.
Correttezza in ogni fase significa anche facilitare la relazione con i clienti, i fornitori e gli enti pubblici; inoltre, solo chi possiede la giusta abilitazione e una posizione fiscale lineare può partecipare a bandi pubblici, offrire servizi al settore pubblico o accedere a finanziamenti per lo sviluppo della propria impresa verde.